“Partecipare allo sviluppo di questo progetto costituisce per me un’importante occasione di confronto con uno dei progettisti che ho avuto il piacere di apprezzare nel lungo corso della sua attività teorica e pratica. La rilevanza del tema progettuale offerto dal centro culturale ANIMA, la missione che la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno ha individuato e progressivamente condiviso con tutti i soggetti interessati hanno favorito la costituzione di un team di professionisti che ho avuto il piacere di mettere a punto e di coordinare al fine di accompagnare nel modo migliore possibile il progetto e la direzione offerti da Bernard Tschumi.

L’elaborazione di questo progetto, infatti, è stata condotta in modo corale, sin dalla definizione del programma, attraverso eventi e confronti di natura pubblica nei quali, su richiesta del committente, sono stati attivamente coinvolti gli amministratori, i progettisti, i funzionari e i tecnici direttamente interessati e, naturalmente, i cittadini stessi, al fine di garantire la piena identificazione dell’intera comunità e del territorio di riferimento della Fondazione Cassa si Risparmio di Ascoli Piceno, committente dell’opera, con questa opera di architettura.

In quest’ottica l’approccio progettuale di natura deduttiva proposto da Bernard Tschumi Architects ha permesso di indagare e condividere, attraverso quella è possibile definire un’opera sociale e intellettuale, una serie di temi di ricerca come ad esempio quello del rapporto con le discipline artistiche, dello spessore abitato della facciata quale ambito di studio specifico del movimento razionalista italiano, o quello della relazione tra forma, struttura e tecnica, o anche il tema della definizione del principio di contesto intellettuale in assenza di un contesto fisico, fino alla considerazione del costo di costruzione come vero e proprio fattore progettuale con l’obiettivo di fornire, attraverso la proposta di questo processo metodologico, una risposta alla attuale crisi del progetto.

Una proposta per disgiungere, nella stagione di crisi del nostro Paese, l’esito dell’azione dall’azione stessa – per prendere a prestito le parole che Deleuze usa esprimendosi nel merito del linguaggio – per concorrere alla costruzione di un’opera aperta, di uso spazio che in primo luogo appartiene a chi lo abita e lo usa, prima ancora che a chi lo commissiona e a chi lo progetta.”

Alfonso Giancotti